Partendo dal centro, nelle zone di Piazza Maggiore, del Nettuno, delle Due Torri, del Quadrilatero e dell’area del Mercato, si va per mangiare e fare la spesa insieme alle storiche famiglie ricche cittadine. Due sono i “cuori notturni”: Via del Pratello (da sempre la “via degli artisti”), una meravigliosa via piena sempre di vita a qualsiasi ora – vicini malmostosi permettendo – con molti bar e ristoranti mai troppo costosi, nonché parecchia gente assai estrosa; e Via Mascarella, meno avventurosa, ma ben incastonata nella zona universitaria. Durante il giorno, nasce tutto da Piazza Verdi: nel bene e nel male.
In centro sono rimasti pochi club e sale da concerto. Vicinati accigliati hanno portato a varie chiusure. Al Pratello si può sentire del buon jazz al Barazzo Live spendendo poco, così come alla Cantina Bentivoglio o al Bravo Caffè in zona Mascarella, ma i prezzi e l’età media lievitano. La vitalità della città porta a continue aperture e riaperture di posti sperimentali, dove ascoltare session improvvisate di noise, musica barocca o guardare le ultime evoluzioni nelle arti multimediali più estreme; spesso d’estate determinate piazze diventano affollatissimi luoghi di ritrovo – tieni sempre d’occhio cosa succede nell’area tra MamBo, la Cineteca Lumiere e il Cassero. A proposito: è forse l’unico club vero e proprio che resiste in centro, oltre all’interessantissimo Studio 54 e al neonato USB, ed oltre a quell’assurdo ma bellissimo ed imperdibile posto che è Nero, il più importante centro di documentazione culturale LGBT in Italia. Nel quartiere San Donato si trova lo storico Covo Club, piccolo tempio dell’indie con una storia pazzesca e un presente ancora ottimo. Poi, andando quasi verso il nulla, si trovano il Sottotetto, tempio del reggae, e il leggendario Link. Un po’ meno leggendario rispetto alla sua prima versione dietro la Stazione Centrale, che negli anni ‘90 insieme ai “vecchi” TPO e Livello 57 ha reso Bologna il posto più interessante, estremo ed avanguardista d’Europa in musica; ma ancora adesso se apre garantisce quasi sempre delle serate d’impatto in campo house e techno, seppur molto più convenzionali. Il Livello 57 non c’è più, mentre il TPO si è trasferito nella “raggiera” di Via Zanardi. Infilare Via Stalingrado significa prima “sorvolare” dal cavalcavia posti interessantissimi: il Freak Out, il Buco, il Mikasa e, poco più in là, il tempio della musica live di qualità Locomotiv. E poi finire dalle parti del Kindergarten, più underground, mutevole ed imprevedibile, e del Numa, con grandi numeri, bella gente e serate EDM, così come della Fiera, negli ultimi anni sede di roBOt Festival. A parte il Link e il Sottotetto, tutti gli altri posti, con pazienza e buone gambe, si possono raggiungere a piedi.