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Intervista con Transumare Fest: costruire un’oasi sonora sulla costa italiana

By Neshy Denton

March 24, 2026

Nato quasi per caso, dall’intuizione condivisa di nove amici che il loro paese meritasse il meglio delle scene elettroniche e world, Transumare Fest ha trasformato la costa di Roseto degli Abruzzi in una destinazione globale per veri intenditori, dove vivere una diversa connessione diverso tra musica e natura. Dopo due anni di svolta, con artisti del calibro di Venerus e Omar Souleyman, il festival è diventato un raro punto d’incontro sonoro in cui il concetto di locale e globale semplicemente si dissolve.

L’edizione 2026, sottotitolata Atto Terzo: La Metamorfosi, porta alla perfezione la capacità dei fondatori di creare una tensione coerente. È l’anno in cui l’electro carica di 808 della leggenda di Los Angeles Egyptian Lover e la house giapponese luminosa di Soichi Terada sembrano parenti naturali dell’avant-pop di Tutti Fenomeni o dell’energia ad alto tasso di adrenalina dei Deki Alem, fino a culminare nell’acid house dal taglio punk dei Paranoid London.

Una selezione che dimostra quanto sia potente fondere il meglio dell’elettronica, dell’alternative rock e della world music in un unico ecosistema. In vista delle celebrazioni di agosto, abbiamo incontrato Nicky, una delle menti dietro al progetto, per parlare della “metamorfosi” del festival e di come riescano a far sentire a casa una tale varietà di suoni sulle rive dell’Adriatico.

La verità è che quella sensazione di “irrealtà” è ancora lì, nelle nostre teste, ed è proprio ciò che mantiene viva la magia. Siamo una comunità piccola e molto unita, eppure, fin dal primo giorno, il sostegno che abbiamo ricevuto è stato davvero senza precedenti.

Se dovessimo individuare un vero punto di svolta, non sarebbe una singola riunione o un foglio di calcolo: è stato il legame quotidiano, viscerale, con la nostra comunità. Abbiamo capito che non era semplicemente un pubblico, ma la fiamma viva al centro di questo progetto. Una volta nata l’idea iniziale, siamo stati travolti da un’ondata di energia collettiva così forte che tirarsi indietro non era più un’opzione. Quell’energia ha trasformato il sogno in una necessità: non stavamo più solo costruendo un festival, stavamo rispondendo a una chiamata a ritrovarci.

Transumare è stato descritto come una sorta di esperimento socioculturale, un modo per ripensare il modo in cui le persone condividono lo spazio attraverso la musica. Quando avete immaginato il festival per la prima volta, quali dinamiche speravate di cambiare? In altre parole, che tipo di comunità volevate vedere nascere, che intorno a voi ancora non esisteva?

Il nostro obiettivo principale era dissolvere la gerarchia tradizionale di un evento nel senso più classico del termine. Volevamo creare uno spazio in cui la libertà di espressione non fosse riservata solo agli artisti sul palco, ma fosse un diritto esteso a ogni singola persona tra il pubblico. Immaginavamo un luogo in cui barriere, etichette e limiti sociali si sgretolassero semplicemente nell’atto stesso di condividere uno spazio.

Nel suo nucleo più profondo, Transumare si fonda sulla coesistenza radicale di generazioni, background e identità differenti. Non saremmo così audaci da dire che questa comunità non esistesse già prima di noi, nella nostra regione: i semi c’erano già. Tuttavia, forse ciò che mancava era un vero porto sicuro, un rifugio in cui le persone si sentissero davvero libere di essere la versione più autentica di sé. Non abbiamo inventato la comunità; le abbiamo semplicemente dato una casa in cui potesse finalmente respirare.

Al di là del semplice ospitare concerti sul mare, in che modo il territorio stesso — la costa adriatica, le montagne alle spalle di Roseto, il ritmo di una cittadina più piccola — contribuisce a creare il tipo di comunità che prende forma durante il festival?

Il segreto sta nell’ospitalità ancestrale della nostra terra: è un luogo che ti sussurra “casa” nel momento stesso in cui arrivi. Negli ultimi due anni abbiamo visto centinaia di sconosciuti trasformarsi in amici o partner, e crediamo che sia proprio il paesaggio a dettare l’atmosfera. C’è una forza profonda, quasi elettrica, nell’essere cullati tra il mare Adriatico e le montagne del Gran Sasso.

Questa regione è un tesoro nascosto che merita di essere riscoperto. Offre una rara alchimia di cultura, natura ed energia pura. Siamo circondati da paesaggi antichi, ognuno con una storia millenaria, che impongono naturalmente un ritmo lento e un respiro cadenzato, spingendoti a disconnetterti dal rumore digitale e a riconnetterti con la persona accanto a te. Transumare non è semplicemente in Abruzzo: è lo spirito dell’Abruzzo che prende una forma contemporanea.

Avete chiaramente un orecchio fuori dal comune per la musica: ogni edizione presenta un mix di artisti affermati e talenti emergenti che attraversa generi che vanno dall’elettronica al rock, fino alla musica sperimentale e world. Come affrontate la sfida di unire stili così diversi in una lineup che risulti coesa? E qual è il vostro segreto per far funzionare tutto sui palchi del festival?

Curare questa lineup è un rischio che amiamo correre, e invitiamo il nostro pubblico ad abbracciare lo stesso spirito di avventura. Vogliamo che le persone entrino nel mondo di Transumare con il cuore aperto, pronte ad affrontare l’ignoto insieme a noi.

Il nostro approccio è volutamente diretto ed essenziale: lasciamo che siano la musica e i testi a guidare. Cerchiamo di ignorare l’hype e le rigide logiche del mercato. Per noi, una lineup è coesa non perché i generi coincidono, ma perché coincide l’anima delle performance. Affiancando stili molto diversi sullo stesso palco, puntiamo ad abbattere le barriere mentali e, letteralmente, ad aprire le orecchie delle persone. Si tratta di creare un viaggio sonoro in cui un set elettronico ricco di synth e una performance rock più cruda possano condividere lo stesso spazio, uniti dalla loro autenticità. Il segreto? Fidarsi che, se la musica è onesta, anche la connessione sarà reale.

Il nostro obiettivo principale era dissolvere la gerarchia tradizionale di un evento.

I festival spesso riflettono lo stato della scena musicale, ma a volte reagiscono anche contro di essa. Guardando alla scena elettronica e alternativa più ampia, c’è qualcosa che non condividete o che state volutamente facendo in modo diverso con Transumare?

Una cosa contro cui ci schieriamo con decisione è l’ossessione per la stratificazione sociale e per gli infiniti Spazi VIP, Pass backstage e quell’élitismo che spesso affligge i festival moderni. Crediamo che un festival debba essere vissuto collettivamente. Si tratta della comunione tra persone unite dal suono, senza divisioni artificiali o il bisogno di esibizionismo legato allo status. Non è solo una preferenza: è il fondamento stesso su cui abbiamo costruito Transumare.

Per quanto riguarda il creare qualcosa di unico, non sentiamo il bisogno di forzare la differenza solo per il gusto di essere diversi. Tutto accade in modo organico perché restiamo ossessivamente fedeli alla nostra sincerità nei confronti del pubblico. Non stiamo cercando di replicare una tendenza o di competere con un modello globale: stiamo semplicemente coltivando la giusta alchimia per questo luogo e questo momento specifici. Quando dai priorità all’onestà rispetto al marketing, il risultato è qualcosa che non potrebbe accadere altrove, proprio perché è radicato nella verità di ciò che siamo.

Quest’anno segna la terza edizione di Transumare. Guardando alle prime due, come si è evoluto il vostro approccio? Cosa vi entusiasma di più di questa edizione e quali sfide vi trovate ad affrontare con la crescita del festival?

Pur portando con noi due anni di esperienza, stanchezza e immensa gioia, il nostro approccio di fondo è rimasto invariato. Ciò che ci guida davvero non è cambiato: è un amore viscerale per la nostra terra e la nostra comunità. L’esperienza non ci ha resi più freddi o più “aziendali”; ha solo rafforzato le nostre radici.

Ciò che ci entusiasma di più di questo terzo capitolo è l’espansione della lineup internazionale e, soprattutto, il nuovo concept creativo: “Metamorfosi”. Quest’anno è dedicato alla trasformazione e all’evoluzione fluida del festival stesso e delle persone che lo vivono. Abbiamo alcune sorprese nascoste che non possiamo ancora svelare, ma sono pensate per spingere oltre i confini di ciò che Transumare può essere. La crescita porta con sé delle sfide, naturalmente, ma finché restiamo fedeli allo spirito della “Metamorfosi”, siamo pronti ad affrontare tutto ciò che verrà.

Per concludere, e augurandovi molti anni di Transumare davanti a voi, qual è un sogno che vorreste realizzare per il festival? Se chiudete gli occhi, che aspetto ha l’edizione ideale?

Se chiudiamo gli occhi, l’edizione ideale riguarda la conservazione di una sensazione. Il nostro sogno è che l’energia grezza ed elettrica di questi primi due anni continui a permeare tutto ciò che facciamo il più a lungo possibile.

Immaginiamo un futuro in cui lo spirito di Transumare diventi una parte permanente del paesaggio, ben oltre l’ultima nota suonata. Si tratta di creare un ciclo senza tempo in cui ogni persona che si unisce a noi, sia per la prima che per la decima volta, possa sentire quella stessa scintilla di appartenenza e libertà. Se quell’energia resterà intatta nel tempo, allora avremo già realizzato il nostro sogno più grande.